Chiudere un conto


Dal 4 agosto del 2006, cioè da quando è entrato in vigore il cosiddetto Decreto Bersani in materia di liberalizzazioni, il contratto di conto corrente può essere chiuso in qualsiasi momento senza penalità per il cliente e soprattutto senza spese di chiusura.
Il contratto di conto corrente infatti rientra nella fattispecie inclusa nel decreto (contratto a tempo indeterminato o ad esecuzione periodica) così come il contratto di deposito titoli, di deposito a risparmio, di bancomat, di carta di credito e di apertura di credito.
Questo ovviamente è un grande vantaggio per il cliente, che però deve continuare a prestare molta attenzione sul fatto che la norma venga effettivamente recepita dall’istituto.
Inoltre restano a carico del correntista fino alla data di chiusura le spese di gestione, le spese fisse, le commissioni, gli interessi e l’imposta di bollo.
Molto spesso (lo dico per esperienza) gli istituti di credito si rivelano restii nel procedere con l’operazione di chiusura, che rappresenta un aspetto negativo nel loro bilancio. Queste resistenze si esplicitano in molti modi, primo fra tutti la richiesta di documenti, che vi costringono a passare in un secondo momento o a ritardare la vostra richiesta di estinzione. A questo proposito ricordiamo le operazioni necessarie da fare per poter chiudere un conto:
. sottoscrivere il modulo di chiusura (disponibile allo sportello o in internet nel caso di conti online)
. riconsegnare le eventuali carte di credito, prepagate o bancomat possedute
. riconsegnare eventuali assegni non utilizzati.
Ogni altra richiesta sarà quantomeno opinabile per non dire illecita.
Infine è importante ricordare che il saldo del conto deve essere a credito, in caso contrario dovrà essere ulteriormente versata la somma necessaria a coprire lo scoperto.

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